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Layering e stile: come creare nuovi outfit con i capi che hai già

12 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

Non hai bisogno di più vestiti. Hai bisogno di vedere più possibilità.



Settembre ha una caratteristica che, nel mio lavoro, trovo sempre molto interessante.

Ci obbliga a tornare a pensare a come ci vestiamo.

La mattina usciamo con una giacca, nel pomeriggio vorremmo toglierla, la sera magari la cerchiamo di nuovo. Le temperature cambiano e, quasi senza accorgercene, torniamo a sovrapporre.

Camicia, gilet, blazer.T-shirt, giacca in camoscio, trench.

La seta sotto qualcosa di più materico. Una giacca leggera che diventa improvvisamente uno strato intermedio.

È il famoso layering. O, come continuo tranquillamente a chiamarlo io, vestirsi a cipolla.

Ma con un po’ di criterio.

Perché mettere tre capi uno sopra l’altro non significa necessariamente aver creato un look interessante.

Ed è proprio da qui che vorrei partire per raccontarti qualcosa che va molto oltre il layering.

Quante possibilità ci sono davvero nel tuo guardaroba?

Durante le consulenze sento spesso dire:

“Non ho niente da mettere.”

E ogni volta mi viene spontaneo guardare l’armadio.

Perché, nella maggior parte dei casi, qualcosa da mettere c’è.

A volte c’è persino troppo.

Il problema è un altro: vediamo sempre gli stessi capi nello stesso modo.

Quella camicia va con quei pantaloni, quel blazer lo indosso per lavorare, quella giacca è troppo casual. quel vestito lo metto solo con quelle scarpe.

E così, anche davanti a un guardaroba pieno, continuiamo ad avere la sensazione di indossare sempre le stesse cose.

Il layering in questo senso è un esercizio meraviglioso, perché ci costringe a rompere alcuni automatismi.

Una giacca in camoscio sotto un blazer?

Perché no?

Una camicia in seta sotto una sahariana?

Proviamo.

Una felpa leggera sotto una giacca più strutturata?

Potrebbe funzionare molto meglio di quanto immagini.

Il punto non è creare abbinamenti strani per il gusto di essere originali.

Il punto è imparare a vedere possibilità che prima non vedevi.

Lo stile non è una lista di capi da possedere

Per anni abbiamo letto articoli che ci spiegavano quali fossero “i dieci capi che ogni donna dovrebbe avere”.

Io credo sempre meno in questo tipo di regole.

Perché ogni donna non deve avere proprio niente.

Deve avere ciò che usa, la valorizza e la rappresenta.

Un trench cammello può essere meraviglioso. Ma se quel colore vicino al tuo viso ti spegne, perché dovrebbe essere necessariamente il tuo trench?

Un blazer nero può essere considerato un passe-partout. Ma se il nero non ti appartiene, oppure se una giacca così rigorosa non racconta minimamente il tuo stile, perché dovrebbe diventare indispensabile?

E potremmo continuare.

È qui che entrano in gioco colore, forme, proporzioni, tessuti, personalità e stile.

Perché il capo giusto non è quello che compare più spesso nelle liste.

È quello che funziona su di te.

E poi ci sono i dettagli

Sono quelli che spesso fanno la differenza tra un outfit semplicemente “messo insieme” e un'immagine che sembra davvero intenzionale.

La lunghezza della camicia sotto il blazer.

La differenza di texture tra la seta e il camoscio.

Il modo in cui riprendi un colore.

Il volume di una giacca rispetto al pantalone.

Una manica lasciata intravedere.

Una cintura.

Una scarpa.

Un accessorio.

Sembrano piccole cose.

In realtà il nostro occhio legge continuamente questi equilibri, anche quando non sappiamo dare loro un nome.

Ed è una delle ragioni per cui puoi vedere una donna vestita con capi molto semplici e pensare:

“Quanto è curata.”

Non necessariamente perché ciò che indossa sia costoso.

E neppure perché sia perfetto.

Semplicemente, tutto sembra avere un senso.

Il vero lusso? Sapere scegliere

Forse è anche per questo che oggi mi interessa sempre meno parlare di stile come accumulo.

Comprare è facilissimo.

Vediamo qualcosa sui social, ci piace, clicchiamo e qualche giorno dopo arriva a casa.

Ma aggiungere un altro capo non significa automaticamente avere più possibilità.

A volte significa semplicemente avere un'altra cosa da mettere nell'armadio.

La parte interessante arriva prima: capire cosa ti valorizza, sapere quali colori funzionano su di te, riconoscere le proporzioni che ti fanno sentire bene, capire quale linguaggio estetico ti appartiene e poi imparare a combinare.

Perché quando queste informazioni iniziano a dialogare tra loro, succede qualcosa di molto concreto:

inizi a comprare meno a caso e a utilizzare di più ciò che possiedi.

Ed è esattamente uno degli obiettivi del mio lavoro del mio metodo come consulente d'immagine.

Una consulenza d'immagine non dovrebbe dirti come devi vestirti

Questo per me è fondamentale.

Non voglio costruire una versione di te che assomigli a me e non voglio nemmeno consegnarti una serie di regole da seguire per paura di sbagliare.

Voglio darti strumenti.

Perché tu possa aprire il tuo guardaroba e sapere perché una cosa funziona.

Perché tu possa entrare in un negozio e distinguere ciò che semplicemente ti piace da ciò che può davvero diventare parte del tuo stile.

Perché tu possa guardarti allo specchio e riconoscerti.

Il risultato che cerco non è una donna che abbia bisogno della consulente d'immagine ogni mattina davanti all'armadio.

È esattamente il contrario.

È una donna che, progressivamente, impara a scegliere da sola.

E se questa esperienza entrasse in uno store?

C'è poi un'altra dimensione del mio lavoro alla quale tengo particolarmente.

Perché uno store oggi può essere molto più del luogo nel quale una cliente entra, guarda un prodotto e acquista.

Può diventare un luogo nel quale vive un'esperienza.

Un evento di armocromia, un incontro dedicato allo stile o un'attività costruita intorno all'immagine permette alla cliente di comprendere meglio colori, abbinamenti e scelte che poi può applicare anche ai prodotti che sta osservando.

E cambia completamente la relazione.

Non le stai semplicemente mostrando qualcosa.

Le stai dando una chiave per guardarlo in modo diverso.

È il motivo per cui negli anni ho portato le mie consulenze e i miei format all'interno di realtà legate all'abbigliamento, al make-up e all'arredo, adattando ogni volta l'esperienza all'identità dello store e al suo pubblico.

Non credo nei format semplicemente “appoggiati” dentro un negozio.

Credo negli eventi che devono avere un senso per il brand, per il prodotto e soprattutto per le persone che partecipano.

Perché quando una cliente scopre qualcosa di sé, non ricorda soltanto ciò che ha visto.

Ricorda l'esperienza.

Prima di comprare qualcosa di nuovo, prova questo

La prossima volta che apri l'armadio e pensi di non avere niente da mettere, non andare subito alla ricerca di qualcosa da acquistare.

Prendi tre capi che possiedi già e prova a rompere una delle tue abitudini.

Indossa la giacca con qualcosa con cui non l'hai mai messa, cambia le proporzioni, sovrapponi due texture, lascia intravedere uno strato, aggiungi un colore che solitamente non avresti scelto.

Poi guardati.

Non chiederti soltanto:

“Mi piace?”

Prova a chiederti:

“Mi rappresenta?”

Perché forse il tuo prossimo outfit non è ancora in un negozio.

Potrebbe essere già nel tuo armadio.

Devi soltanto imparare a vederlo.

Se vuoi partire da te

Se senti che il tuo guardaroba non ti rappresenta più, compri ma continui a non sapere cosa indossare oppure semplicemente vuoi capire meglio quali colori, forme e scelte raccontano davvero chi sei oggi, puoi contattarmi oppure prenotare una call conoscitiva gratuita direttamente con me per individuare la consulenza o il percorso più adatto a te.

E se invece rappresenti uno store, un brand o un'azienda e vuoi trasformare questi temi in un'esperienza dedicata alle tue clienti o alle tue persone, progetto anche eventi e format personalizzati, costruiti in base allo spazio, al pubblico e all'obiettivo dell'iniziativa.

In entrambi i casi, il punto di partenza è lo stesso:

non aggiungere qualcosa tanto per aggiungere. Capire cosa può davvero fare la differenza.


Veronika Baioni

Consulente d'immagine

Scrittrice di: OLTRE LO SPECCHIO

 
 
 

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