Lo stile di Sanremo dagli anni ’50 agli anni ‘90: Quando la moda diventa racconto dell’Italia.

Dal Dopoguerra al minimalismo degli anni ’90: come lo stile di Sanremo ha raccontato l’evoluzione dell’Italia tra musica, moda e identità culturale.
31 gennaio 2026 di
Veronika baioni, Veronika Baioni
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Il Festival di Sanremo non è mai stato soltanto una competizione musicale. Fin dalla sua nascita, nel 1951, il palco dell’Ariston si è trasformato in uno specchio fedele del Paese, capace di raccontarne aspirazioni, trasformazioni sociali e mutamenti culturali anche attraverso gli abiti. Dalla ricostruzione del Dopoguerra fino al minimalismo degli anni ’90, lo stile di Sanremo segue – e spesso anticipa – l’evoluzione dell’identità italiana.

Anni ’50: l’eleganza della rinascita

Negli anni del Dopoguerra, l’Italia è un Paese che ha bisogno di rassicurazione. Nasce il miracolo economico, cresce l’industria e la televisione entra nelle case, contribuendo a creare un immaginario collettivo basato su stabilità, progresso e fiducia nel futuro. La moda risponde con ordine, bellezza e compostezza. A Sanremo dominano abiti lunghi, vaporosi, silhouette femminili e dettagli luminosi. Nilla Pizzi, prima grande vincitrice del Festival, incarna perfettamente questo immaginario: romanticismo, grazia, glamour mai eccessivo.

Accanto a lei, Domenico Modugno introduce una rottura silenziosa ma decisiva. I suoi completi chiari, la gestualità ampia, il corpo che si muove nello spazio aprono la strada a una nuova idea di artista: meno rigido, più emotivo. Lo stile non è più solo decoro, ma parte integrante della performance.

Anni ’60: tradizione e carisma

Il boom economico cambia il volto dell’Italia, ma Sanremo resta a lungo un presidio di eleganza controllata. In Italia aumentano i consumi, le città crescono e le migrazioni interne ridisegnano la società. Accanto al benessere emergono nuove tensioni culturali e generazionali, segnando l’inizio di una profonda trasformazione sociale. Mentre fuori esplodono nuove estetiche e nuovi linguaggi, sul palco prevalgono rigore e misura. Orietta Berti rappresenta l’anima più tradizionale del Festival: abiti classici, femminilità composta, continuità rassicurante.

Diverso è il caso di Mina, che pur rispettando le forme dell’eleganza, impone uno stile personale e potentissimo. I suoi tubini, gli abiti midi, l’iconico vestito a pois blu diventano simboli di una femminilità autonoma, carismatica, capace di superare le mode e definirne di nuove.

Anni ’70: libertà, identità, rottura

Gli anni ’70 sono un decennio complesso per l’Italia: contestazioni, movimenti femministi, tensioni sociali e politiche. La crisi economica e il terrorismo segnano il clima del Paese, mentre cresce il desiderio di libertà individuale e di cambiamento radicale. Anche la moda cambia radicalmente. A Sanremo entrano la libertà estetica e l’espressione individuale. La coppia formata da Adriano Celentano e Claudia Mori porta sul palco un’immagine nuova, più spontanea, meno costruita.

È però Patty Pravo a incarnare al meglio lo spirito del decennio: capelli voluminosi, jumpsuit, abiti che seguono il corpo senza costringerlo. Il suo stile non cerca approvazione, ma afferma identità. La moda diventa linguaggio personale.

Anni ’80: l’eccesso come dichiarazione

Con gli anni ’80 arriva l’era dell’immagine, dell’edonismo, della televisione commerciale. Dopo la crisi arriva una nuova fase di espansione economica e di centralità dell’immagine. La televisione commerciale e la moda italiana conquistano spazio e visibilità, mentre l’individualismo e il successo personale diventano valori dominanti. Anche Sanremo cambia pelle. Gli abiti diventano più audaci, il corpo più esposto, il messaggio più esplicito.

Figura centrale di questo periodo è Loredana Bertè, che sul palco indossa un miniabito in pelle nera firmato Gianni Versace e simula una gravidanza. Non è provocazione fine a sé stessa, ma un atto politico: il corpo femminile, anche fuori dagli standard, è forza e verità. Accanto a lei, Patty Pravo continua a esplorare una sensualità adulta e consapevole, spesso amplificata da abiti metallici e luminosi.

Anni ’90: ritorno all’autenticità

Dopo gli eccessi, gli anni ’90 segnano una svolta. Il crollo del sistema politico tradizionale con Tangentopoli apre una fase di disillusione e riflessione. L’Italia entra in una nuova epoca, più sobria e consapevole, in cui emerge il bisogno di autenticità, concretezza e verità. L’Italia vive una fase di disillusione e cambiamento profondo, anche politico e sociale. Lo stile di Sanremo si fa più sobrio, essenziale, vicino alla vita reale.

Laura Pausini conquista il pubblico con un’immagine semplice: tailleur, camicie, look quotidiani. La forza non è nell’abito, ma nella credibilità.

Allo stesso modo, Mia Martini sceglie uno stile elegante ma discreto, spesso rétro, che accompagna la voce senza mai sovrastarla. Lo stile torna a essere servizio dell’espressione.

Dagli anni ’50 agli anni ’90, lo stile di Sanremo racconta molto più di una moda: racconta l’Italia. Ogni decennio lascia un’impronta precisa, fatta di abiti, corpi, scelte e messaggi. Perché a Sanremo, da sempre, ciò che si indossa non è mai solo un vestito: è una dichiarazione di tempo, identità e visione




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